Oggi la crescita di bimbe e bimbi è sempre più condizionata dalla presenza massiccia dell'adulto in ogni attività che coinvolge le nuove generazioni. Una presenza che si traduce in eccesso di sicurezza (che diventa iper-protezione) e di mancanza di possibilità di esercitare la libera scelta (che diventa un procrastinare nel tempo il conoscere se stessi/e, per scoprire chi si è, che cosa piace, si vuole e desidera per diventare ciò che si è, anche se questo comporta incorrere in rischi - che non sono i pericoli).
Viviamo in contesti prevalentemente urbani che non sono pensati con una sensibilità rivolta ai più piccoli, figuriamoci se lo sono per l'inclusione di anziani e persone portatrici di disabilità, verso il rispetto della relazione interdipendente con la natura.
Negli adulti di oggi, esiste una cultura del bozzolo, veramente avversa ad ogni rischio, anche quando questo fa crescere. E' gioco forza che il dispositivo elettronico piace, rassicura, permette di avere la prole sotto controllo, in casa e nella propria stanza, perennemente distratta, non fa rumore più di tanto.
Con l'uso precoce di dispositivi elettronici, gli esperti avvertono che esso si traduce in isolamento virtuale, che può produrre danni significativi che spesso emergono solo nell'adolescenza. Però è vero questo se non ci sono alternative, altri interessi che veramente possono competere con l'effimero piacere della distrazione e dell' esercizio del potere che si può percepire manipolando il dispositivo elettronico.
Anche le generazioni passate avevano la Tv e il computer con i giochi elettronici, ma esisteva e si viveva la strada, il cortile, fazzoletti di aree non usate dagli adulti, soprattutto c'era l'accessibilità a questi luoghi e con essa anche una cultura degli adulti che "non ti voleva a casa".
E così, in autonomia, con gli amici che ti bussavano alla parta di casa, si usciva per incontrare gli altri, a giocare, esplorare e sperimentare l'avventura della crescita anche in autonomia e indipendenza dagli adulti - ed era così in tutte le culture! Poi, con la modernità, quelle in cui il comfort del bene-avere ha preso la mano al ben-essere si è incrinato un meccanismo, e questo non vuol dire ritorno al passato, ma sicuramente è urgente il richiamo ad una cultura dei diritti anche per l'infanzia e adolescenza di oggi.
E con noi lo dicono anche i pediatri dell'Associazione Culturale Pediatri (ACP) e la scuola di Francesco Tonucci, ideatore della città dei bambini e del movimento della Rete internazionale delle Città dei bambini.
Il contrasto a questa tendenza passa attraverso il gioco libero e l'autonomia: uscire, camminare e sperimentare relazioni dirette in spazi sicuri e non eccessivamente controllati dagli adulti, come possono essere i cortili, i percorsi cittadini che uniscono casa, servizi di prossimità, parco e scuola, strade scolastiche, home zone (o belle ed invitanti aree in cui la strada è condivisa ed è possibile incontrarsi, giocare e percorre il tratto in sicurezza) e molto altro che è già stato inventato sperimentato attuato per il benessere di tutte le persone.
Per una migliore comprensione dell’emergenza, invitiamo ad vedere un estratto del webinar con Federico Marolla, pediatra dell'ACP, che indica come la "Ricetta!" sia vincente contro il graduale trend che sta portando le nuove generazioni ad un'inevitabile fragilità fisica, emotiva, socio-relazionale:
-vedere link alle video registrazioni del webinar “IO ESCO A GIOCARE” dal punto 1,06 minuti al punto 1,30 minuti,
-e vedere link alle video registrazioni del webinar “SI PUO’ ANCORA ANDARE A SCUOLA DA SOLI?” dal punto 27 minuti in poi fino a 53 minuti.
In direzione coerente con tutto ciò, il Progetto della Festa del diritto al gioco si sta adoperando anche con la Campagna liberare il gioco nei cortili, che cerca di "dare gambe a km zero" alla "Ricetta!". Essa va in questa direzione per promuovere culturalmente, liberando dal pregiudizio e dalla mancanza di sensibilità e lungimiranza, gli spazi quotidiani, vicini e accessibili, che possono tornare a essere luoghi di incontro, di autonomia e di comunità. Il cortile rappresenta spesso il primo spazio “fuori casa” in cui bambini e bambine possono sperimentare il gioco libero in sicurezza, costruendo relazioni, competenze sociali, apprendimenti e fiducia in se stessi.
Un passo in questa direzione lo si può fare anche a Ravenna se si desidera adottare un nuovo dettaglio nel Regolamento edilizio comunale, un aggiornamento che facilita il riconoscimento dell'importanza di giocare sotto-casa, come lo è stato già e di recente per Bologna, Rimini, Roma e Milano :
Regolamento Edilizio del Comune di Bologna, parte seconda, titolo III, art. 80, comma 4.1 (2021). Spazi per il gioco nei cortili privati 4.1 Il Comune di Bologna riconosce il diritto dei bambini al gioco e alle attività ricreative proprie della loro età, dando così attuazione all’articolo 31 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e recepita nell’ordinamento italiano con legge n. 176 del 25 maggio 1991. A tal fine, nei cortili, così come nei giardini e nelle aree all’aperto degli edifici privati ad uso abitativo, deve essere consentito il gioco dei bambini, fatte salve le fasce orarie di tutela della quiete e del riposo, ove stabilite dai regolamenti condominiali, che in orario diurno non possono superare le due ore. Non si applica ogni contraria deliberazione assembleare ovvero disposizione contenuta nei regolamenti condominiali.
A questa "Ricetta!", l'associazione Lucertola Ludens, come capofila del progetto della Festa del diritto al gioco, aggiunge l'attività di manipolazione ludica e cre-attiva per realizzare con le proprie mani i dispositivi ludici per divertirsi: il giocattolo del "fai da te", lo strumento per emanciparsi dall'economia del soldo per attivare quella del baratto, scambio, ricerca, esplorazione attiva, che fa del riuso creativo dei materiali (e strumenti per lavorali) il campo di sperimentazione dell'intelligenza.
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